Questo
libro è dedicato a tutti gli uomini che per secoli hanno atteso i tonni
a bordo delle enormi barche nere di pece: rais, muciaroti, capibarca, faratici,
che giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, hanno creato e fatto crescere
quella Civiltà della Tonnara che oggi rischia di estinguersi mortificata
dai nuovi metodi di pesca/allevamento. E’ il diario dei venti anni più
belli della mia vita, trascorsi su quelle barche accanto ai marinai dalla sapienza
antica che mi hanno insegnato i segreti del mare e dei suoi abitanti...
Dal 1984 al 2003, anno in cui è cessata l’attività, sono
stato il sommozzatore della tonnara di Bonagia, alle porte di Trapani, la più
produttiva del Mediterraneo italiano; nello stesso periodo ho collaborato anche
con altri impianti, siciliani e non. Di queste venti stagioni di pesca conservo,
assieme al ricordo indelebile, il diario che aggiornavo quotidianamente, da
metà aprile all’inizio di luglio, quando sbarcavo dalla muciara
del rais con gli occhi bruciati dal sole e il cuore gonfio di felicità.
Oggi che la Tonnara, così come l’ho conosciuta e amata, sembra
malinconicamente destinata a scomparire, con l’Editore abbiamo deciso
di dare alle stampe un libro che possa regalare il senso di quanto è
avvenuto in quei vent’anni, fatti straordinari o semplici affreschi di
vita, esaltazioni e sconfitte, speranze e delusioni, l’attesa e il riposo:
ho scelto per ciascun giorno dei tre mesi della pesca, la stagione in cui è
avvenuto qualcosa di particolare, rispettando la cronologia quotidiana ma navigando
avanti e indietro negli anni. Ho cercato di mantenere il linguaggio colorito
e asciutto ascoltato sulle barche e in banchina davanti al mare, perché
non avrebbe avuto senso “italianizzarlo”; le frasi dialettali idiomatiche,
le invocazioni e le espressioni gergali sono in corsivo, tutto il resto segue
la struttura grafica del testo: un capitolo esplicativo in apertura e un esauriente
glossario in appendice potranno chiarire gli eventuali dubbi su parole e verbi
del lessico tonnaroto.
E’ incredibile come nei quindici metri quadrati scarsi di una barca possano
accadere tante cose, si possano intrecciare tante storie, lievitare tanta cultura,
da farne il centro di un mondo fantastico dove la concretezza degli uomini di
mare si sposa con il sogno e il rito, così da potere riempire pagine
e pagine di episodi, aneddoti, accadimenti, racconti, tutti diversi l’uno
dall’altro. Io credo che questo possa succedere solo a mare, perchè
qui il tempo e lo spazio perdono il loro significato: i tonnaroti che l’altro
giorno ringraziavano Jèsu sui vascelli di Bonagia sono gli stessi che
trecento anni fa calavano la tonnara sarda di Portoscuso e nel quindicesimo
secolo issavano i tonni sullo xerium della tonnara palermitana di Solanto, così
come il rais che prega in silenzio il suo Dio non è dissimile dagli eroi
omerici che –soli – potevano vedere e parlare con gli Dei scesi
dall’Olimpo in loro aiuto...