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La pesca del tonno patrimonio dell’umanita’. Ma solo se seria

di Ninni Ravazza

marinaio di tonnara - Foto Fabio MarinoNella tonnara di Favignana è stata fatta la mattanza, prima e (forse) ultima della stagione. Pochi tonni e piccolissimi sono stati catturati, ma in compenso ad assistere allo “spettacolo” c’erano oltre mille turisti. Un massacro fatto solo per divertire la gente e farla spendere sull’isola. Così si tradisce lo spirito antico della pesca del tonno, fatta di rispetto, umanità e cultura. Oggi a Favignana la cooperativa che gestisce la pesca proibisce di intervistare o fotografare i tonnaroti, una volta depositari della cultura del mare. Nei giorni scorsi sull’isola si sono tenuti due convegni sulle tonnare, ma a nessuno dei due hanno voluto partecipare i gestori della pesca, né i tonnaroti. Un’occasione perduta per discutere di questo mondo ormai avviato al declino, proprio per le modalità di conduzione degli impianti. Eppure di cose da dire ce ne sarebbero tante …
Se alcuni intellettuali spagnoli hanno chiesto all’Unesco di dichiarare “patrimonio dell’umanità” la corrida, perché non proporre analogo riconoscimento per la tradizionale pesca del tonno con le tonnare, che a differenza della prima non è un’uccisione per puro spettacolo, ma industria, economia, cultura, storia, scienza e sapere empirico insieme?

Il toro muore per divertire il pubblico, i tonni annegati nel loro sangue per secoli hanno sfamato villaggi e città, hanno favorito la nascita di paesi e porti, sono stati ricchezza per i Signori e cibo per i poveri, pressati col sale nei barili prima e nelle latte colme d’olio dopo a lungo hanno costituito una delle voci più importanti della bilancia commerciale siciliana, sarda, calabra. La loro uccisione risponde a esigenze vitali, una volta di sopravvivenza e oggi comunque industriali, come dimostrano i risultati incoraggianti delle due tonnare carlofortine, che hanno già catturato tremila pesci.
Sul passato glorioso e il futuro incerto delle tonnare si sono interrogati a Favignana e Bonagia scienziati e studiosi, in occasione della manifestazione “Bonton” che si propone di mantenere viva la memoria della più nobile delle arti alieutiche, il “calar le tonnare”, assieme alla tradizione gastronomica trapanese del tonno, nella speranza che il mutare di alcune condizioni internazionali (i mercati, la pesca indiscriminata) possa favorire la ripresa di quegli impianti che hanno sospeso l’attività negli anni recenti (Bonagia, Scopello, Capo Passero) pur senza essere ancora da considerare definitivamente “spenti”, come invece gli altri centoventi circa che nel tempo hanno operato lungo le coste italiane.


Dal convegno di Favignana, l’isola-tonnara famosa nel mondo ancora oggi che cattura nemmeno cento tonni l’anno, sono venute indicazioni contrastanti.
Da una parte il Tonno rosso, quello atlantico e mediterraneo ambìto dalle tavole di ogni continente, non è a pericolo di estinzione, lo assicura Antonio Di Natale, direttore scientifico dell’Acquario di Genova e componente di quasi tutte le istituzioni internazionali che si interessano di cetacei, e questo è confortante. Dall’altra però, accusa lo stesso scienziato, questa risorsa tanto importante per l’uomo è così mal gestita che ogni pianificazione in materia rischia di rimanere pura enunciazione di intenti. A fare le spese di questa situazione per prime sono state le tonnare fisse, che si son viste sottrarre le prede da tonnare volanti, palangari d’alto mare, reti spadare che seppure vietate continuano a pescare.
Del mito della tonnara e dei suoi mentori Florio ha parlato Rosario Lentini, storico dell’economia, che ha puntualizzato come in realtà l’agiografia abbia spesso esagerato i meriti della famiglia più famosa in Italia nel XIX secolo, accreditandole innovazioni industriali e intuizioni tecniche di altri, come la “scatoletta” di tonno sott’olio e la tonnara a “monta e leva”; la stessa antropizzazione delle Egadi si deve ai genovesi Pallavicini che nel 1600 la acquistarono dai regnanti spagnoli, ma di questi a Favignana oggi nessuno si ricorda.

La gentilezza dei rudi tonnaroti, la loro umanità, è stato l’argomento scelto dall’etnomusicologa Giuseppina Colici per affrontare un tema mai dibattuto prima, il “femminile” in tonnara. Tra fiori gialli intrecciati nelle reti, canti di lavoro dove il sacro si alterna col profano e l’eros, “signorine” formose e belle offerte di volta in volta al padrone o al rais, è emersa la innata straordinaria sensibilità della “ciurma”.
Il soprintendente di Trapani Giuseppe Gini ha riportato il dibattito all’attualità: si stanno completando i lavori di ristrutturazione della tonnara a terra, gli aristocratici edifici che i Florio fecero ridisegnare dall’architetto Damiani Almeyda, 30 mila metri quadrati coperti, 42 mila in totale, come si potranno gestire? La Soprintendenza da sola non potrà farlo, bisognerà trovare altre attività che si autofinanzino.

Il discorso dunque, come in un cerchio, torna all’inizio: la tonnara è stata industria, lavoro comunitario, ingegno umano, produzione. La cristallizzazione degli spazi dove hanno lavorato fino a 900 operai senza restituirgli l’attivismo che li rendeva vivi e vitali, una mattanza fatta solo per i turisti, l’uccisione di pochi tonni umiliati nel segno del folclore e del contributo regionale, non hanno senso. La pesca del tonno (di cui la mattanza rappresenta solo una fase), con i suoi riti e i suoi palazzi, può diventare un patrimonio di tutti se intimamente legata all’industria, alla produzione, pur senza rifiutare aprioristicamente i possibili contributi del turismo, che però non dovranno mai essere preminenti. Fino agli anni ’60 i tonnaroti di Pizzo Calabro nei loro canti ai tonni uccisi chiedevano “perdunu”, così come gli indiani Cheyenne nel 1800 auguravano al bufalo che stavano per trafiggere con la freccia “che la terra benevola ti accolga/ che tu possa trasformarti/ in un uccello d’aria”. Poi arrivarono i bianchi e sterminarono i bufali per divertimento. Non fateci assistere a una mattanza solo per divertire pochi turisti vocianti.

(questo articolo è stato pubblicato sulla pagina culturale de la Sicilia sabato 9 giugno)
 

>>> Vedi fotoreportage sulla mattanza di Fabio Marino


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