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Case Vacanza a Trapani, nel centro storico, vicino al porto




San Vito Lo Capo

Castelluzzo: mare e campagna

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Il tramonto dei Rais

di Ninni Ravazza

Rais  Mommo Solina - Foto di Fabio Marino“I tonni non finiranno mai, finiranno prima le tonnare perché non ci sarà più nessuno che saprà comandarle”; la profezia del rais Mommo Solina (nella foto a sinistra), sussurrata con dolore al termine del convegno “La terra delle tonnare” che si tenne nel 1999 a San Vito lo Capo, si è avverata molto prima di quanto l’anziano condottiero di uomini e barche pensasse.
Ma non sono stati i rais a scomparire, ché ancora qualche bravo capo ciurma nelle marine di Trapani, Favignana, Bonagia, Scopello, Marzamemi, Capo Passero guarda il mare di maggio e ricorda con nostalgia le albe attese sulla muciara aspettando che il sole gli svelasse i misteri della notte appena trascorsa tra le reti che aveva preparato sul cammino dei tonni.

Le tonnare si sono “spente” (eufemismo che nel mondo tonnaroto sostituisce il verbo “morire” e il sostantivo che ne deriva) perché il mercato capitalistico giapponese che assorbe il novanta per cento della produzione mondiale del tonno rosso (Thunnus thinnus) vuole pesci grassi e panciuti da servire in fresco per il maggior tempo possibile e non solo per i due mesi della mattanza, e così preferisce ormai i tonni ingrassati nelle gabbie galleggianti che stazionano davanti alle coste siciliane, tunisine, turche, croate, maltesi, spagnole, e che sono in grado di fornire il pesce richiesto da luglio a dicembre. La legge regionale che ha revocato i diritti esclusivi di pesca, e quella che ha promesso invano i contributi attingendo ai fondi dei beni culturali, non hanno certo migliorato la situazione.

Quest’anno non verranno calate le reti a Bonagia, ed è la seconda stagione consecutiva; la speranza di ridare vita alla tonnara di Scopello, espressa dal giovane e appassionato Vito erede degli antichi proprietari Foderà, per ora resta solo un desiderio; sarà operante, forse, la tonnara di Favignana, regina del mare ai tempi dei Florio, che negli ultimi due anni nel suo libro mastro ha registrato tante polemiche ma nemmeno un tonno, e che non alla produzione ma al folklore chiede garanzie per la sua stentata sopravvivenza. Nei secoli sono state ottanta le tonnare calate in Sicilia, e centoventi il totale degli impianti italiani, di cui sopravvivono solo quelli sardi di Portoscuso e Isola Piana.

I tonni nella camera della morte - foto di fabio MarinoStritolata dalla crisi dei mercati, dalle leggi irriguardose del passato, dal consumismo arrogante, la civiltà della tonnara si sta malinconicamente spegnendo, e con essa la sua cultura millenaria. I paesi e le città che sono sorti a ridosso degli impianti di pesca – Favignana, le tante Cetara o Cetaria lungo le coste italiane, Cetabriga in Spagna, Cetabora in Portogallo, Ceuta in Marocco e Cète in Francia, San Vito lo Capo al centro della terra Cetaria dove duemila anni fa commercianti fenici e romani si disputavano il pregiato garum tratto dalle viscere del tonno – stentano a mantenere la memoria delle loro origini. La “raisìa”, arte del comandare gli uomini e dominare la natura, scompare con gli epigoni di un sapere antico, siano essi Casubolo che nel 1833 a Favignana fece una mattanza di quasi settemila tonni, o Luigi Grammatico signore delle tonnare libiche e siracusane chiamato “rais Giotto” per la precisione del tracciato delle sue reti che sarebbe stato invidiato anche da Papa Benedetto XI, la dinastia dei Renda rais di Bonagia per oltre un secolo, Mommo Solina ultimo dei grandi rais del passato che ancora oggi a quasi novant’anni è in grado di affascinare con i suoi racconti, Salvatore Spataro di Favignana erede del mitico Mercurio.

Ho passato giorni e giorni sui vascelli ad ascoltare le storie dei rais e dei tonnaroti, e con esse ho imparato a conoscere e amare il mondo incantato della tonnara, ho appreso i segreti del mare e dei suoi abitanti, mi sono commosso davanti al rispetto dei tonnaroti per le loro prede – “a tutti li tunni cercamu pirdono …” recita un canto della tonnara di Pizzo Calabro -, ho ammirato la bravura dei capibarca impegnati a trasmettere alla ciurma gli ordini sussurrati dai rais. Mi sono sentito davvero uno di loro. Non assisterò mai ad una mattanza dove falsi tonnaroti con la bandana in testa e i costumi d’epoca inseguono i tonni infilzati dalle aste come banderillas sopra barche che al posto dei segni apotropaici di buona ventura portano il logo dello sponsor.

>>> Vedi reportage fotografico sulla mattanza di Fabio Marino


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