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Le tonnare si sono “spente” (eufemismo che nel mondo tonnaroto sostituisce il verbo “morire” e il sostantivo che ne deriva) perché il mercato capitalistico giapponese che assorbe il novanta per cento della produzione mondiale del tonno rosso (Thunnus thinnus) vuole pesci grassi e panciuti da servire in fresco per il maggior tempo possibile e non solo per i due mesi della mattanza, e così preferisce ormai i tonni ingrassati nelle gabbie galleggianti che stazionano davanti alle coste siciliane, tunisine, turche, croate, maltesi, spagnole, e che sono in grado di fornire il pesce richiesto da luglio a dicembre. La legge regionale che ha revocato i diritti esclusivi di pesca, e quella che ha promesso invano i contributi attingendo ai fondi dei beni culturali, non hanno certo migliorato la situazione. Quest’anno non verranno calate le reti a Bonagia, ed è la seconda stagione consecutiva; la speranza di ridare vita alla tonnara di Scopello, espressa dal giovane e appassionato Vito erede degli antichi proprietari Foderà, per ora resta solo un desiderio; sarà operante, forse, la tonnara di Favignana, regina del mare ai tempi dei Florio, che negli ultimi due anni nel suo libro mastro ha registrato tante polemiche ma nemmeno un tonno, e che non alla produzione ma al folklore chiede garanzie per la sua stentata sopravvivenza. Nei secoli sono state ottanta le tonnare calate in Sicilia, e centoventi il totale degli impianti italiani, di cui sopravvivono solo quelli sardi di Portoscuso e Isola Piana. Ho passato giorni e giorni sui vascelli ad ascoltare le storie dei rais e dei tonnaroti, e con esse ho imparato a conoscere e amare il mondo incantato della tonnara, ho appreso i segreti del mare e dei suoi abitanti, mi sono commosso davanti al rispetto dei tonnaroti per le loro prede – “a tutti li tunni cercamu pirdono …” recita un canto della tonnara di Pizzo Calabro -, ho ammirato la bravura dei capibarca impegnati a trasmettere alla ciurma gli ordini sussurrati dai rais. Mi sono sentito davvero uno di loro. Non assisterò mai ad una mattanza dove falsi tonnaroti con la bandana in testa e i costumi d’epoca inseguono i tonni infilzati dalle aste come banderillas sopra barche che al posto dei segni apotropaici di buona ventura portano il logo dello sponsor. >>> Vedi reportage fotografico sulla mattanza di Fabio Marino
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