Ogni
anno, tra primavera ed estate, al progressivo riscaldarsi delle acque, sotto
la spinta delle inderogabili leggi della natura moltitudini di pesci possenti
attraversano il Mediterraneo. Dopo un viaggio di migliaia di chilometri i grandi
tonni si radunano per deporre le uova. Ma ad attenderli nelle aree di riproduzione
da qualche decina di anni in qua trovano una flotta di imbarcazioni dotate di
tecnologie e mezzi degni di un conflitto navale, ed è una guerra alla
quale i pesci vanno incontro senza speranza. I popoli che hanno abitato le rive
del Mediterraneo da sempre hanno conosciuto le rotte migratorie dei tonni e
sulla loro strada hanno posto per millenni il solo mezzo che fino a qualche
anno fa permetteva catture industriali di questo pesce, le tonnare. I progressi
nelle conoscenze della biologia del tonno, quelli nel campo dei materiali e
delle attrezzature da pesca, l’applicazione in questo settore di tecnologie
sempre più sofisticate ed inesorabilmente precise e, non ultima, la crescente
richiesta di questo pesce su un mercato diventato ormai mondiale, e di conseguenza
l’impennata del prezzo, hanno totalmente rivoluzionato le tecniche di
cattura e cancellato secoli di storia e tradizione. Oggi la pesca avviene nelle
aree riproduttive in alto mare e sulle coste dove una volta sorgevano gli impianti
fissi non arrivano praticamente più pesci, così che i pochissimi
che la sorte porta a passare non giustificano i costi delle tonnare. Non si
aspetta più con trepidazione il transito dei tonni lungo le antiche rotte
costiere ma i branchi vengono individuati già a centinaia di miglia al
largo dagli aerei che fanno da vedetta e da guida alle imbarcazioni da pesca.
Non ci sono più i rais che con fatica contano ad uno ad uno i tonni intrappolati
guardandoli dalla superficie con lo “specchio” ma sonar di spietata
precisione capaci di riportare sullo schermo il numero dei pesci presenti in
un branco, le dimensioni, il peso ed ogni altro dato utile. Non si sentono più
i canti e le nenie dei tonnaroti ma il rumore degli argani, dei verricelli e
dei motori potenti e veloci delle “tonnare volanti” che calano e
tirano in pochi minuti reti da circuizione più grandi del Colosseo.
La
grande novità degli ultimi anni è stata l’avvento degli
allevamenti di tonni, sorti ormai in quasi tutti i paesi rivieraschi del Mediterraneo.
Il termine allevamento è però improprio perché i pesci,
esemplari adulti pescati dalle tonnare volanti e subito trasferiti dentro grandi
gabbie galleggianti, non vengono allevati nel senso tradizionale ma soltanto
mantenuti vivi, e parzialmente ingrassati, solo per tre o quattro mesi e poi
pescati in un periodo in cui il mercato è più favorevole. Dietro
questo business ci sono i più grandi divoratori di pesce al mondo, i
giapponesi, che per il tonno mediterraneo sono disposti a pagare cifre folli
(al dettaglio in Giappone questo pesce raggiunge anche il prezzo di 800 euro
il chilo), cosa che ha ovviamente stravolto tutte le regole. Nel periodo di
pesca il Mediterraneo è solcato da tonnare volanti, da rimorchiatori
che trascinano gabbie e da imbarcazioni appoggio cariche di sommozzatori provenienti
da Spagna, Francia, Italia, Croazia, Malta, Grecia, Turchia, Corea, Giappone
che, sotto la spinta degli yen, fanno a gara, si scontrano e litigano per arrivare
sulle zone migliori o per caricare per primi le gabbie. Dentro le quote-pesca
comunitarie si trovano compressi sempre più Paesi, società ed
interessi, ed in questa che è solo l’ultima delle tante corse all’oro
avvenute sulla pelle di una specie vivente da trasformare in denaro è
facile prevedere una fine che coinciderà con l’ennesima estinzione.
Si dirà che questa è la naturale evoluzione della pesca del tonno,
iniziata con le tonnare e finita col sushi, che le leggi del mercato impongono
nuovi mezzi e nuovi orizzonti, che il progresso non si può fermare (e
neanche gli affari). Il solo dato certo è che ci stiamo vendendo un patrimonio
comune di noi popoli mediterranei, un bene millenario che fa parte del nostro
bagaglio culturale. Ad un prezzo ottimo, ma lo stiamo vendendo, per sempre.