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Pesca del tonno a Baratti

di Elizabeth J. Shepherd

INTRODUZIONE

In un passo della sua opera sull’Italia, il geografo greco Strabone così descrive la città di Populonia:
“Populonia si erge su un alto promontorio che cade a strapiombo sul mare, formando una penisola (…). La cittadina è completamente abbandonata, fatta eccezione per i templi e rari abitati. Lo scalo marittimo però è più popolato, con un porticciolo ai piedi della montagna e due rimesse per le navi (…). Sotto al promontorio si trova anche un’installazione per l’avvistamento dei tonni” (Geog.5,2,6).
La descrizione ci tramanda l’aspetto di Populonia e del golfo di Baratti negli anni del principato augusteo, a cavallo tra I secolo a.C. e I secolo d.C. L’uso del termine tecnico thynnoskopeion, estremamente specifico, certifica la reale esistenza di una particolare struttura legata alla pesca dei tonni, e in quanto tale riconoscibile; la pratica in età romana di questo tipo di pesca a Baratti non stupisce, poiché sappiamo che fino al 1959 si sono calate a Baratti reti per la pesca del tonno.
In base alla dichiarata collocazione del thynnoskopeion "sotto al promontorio" si identifica tradizionalmente la zona di imposta della tonnara antica con la Punta delle Tonnarelle, là dove il golfo di Baratti si chiude a Sud con una scogliera scoscesa, sottostante il Castello di Populonia. [Vedi immagine sotto]



La testimonianza offerta dalla denominazione moderna della Punta delle Tonnarelle non va sottovalutata. Il toponimo è attestato a partire almeno dal 1806, quando il naturalista Giorgio Santi ricorda in questi luoghi la “punta della Rete, e della Tonnarella”. Un testo tecnico del 1919 di Corrado Parona fornisce anche le coordinate geografiche dell’area di imposta della tonnara moderna, che coincide con il tratto di costa immediatamente sottostante la Punta.
E’ possibile che la zona di imposta della tonnara moderna e di quella antica coincidessero. Si è constatata infatti la frequente permanenza negli stessi luoghi, dall’antichità ad oggi, degli impianti di pesca e di lavorazione del pescato; permanenza che trova la sua motivazione nello stretto legame che intercorre tra condizioni geografiche, comportamento animale e tipo di sfruttamento tradizionale delle risorse dell’ecosistema costiero. Nella stagione della riproduzione all’interno del bacino mediterraneo i tonni regolarmente compiono (o meglio compivano prima dell'avvento della navigazione a motore e dell'inquinamento marino) percorsi fissi, corrispondenti a una fascia di correnti con precise caratteristiche di profondità, salinità, purezza delle acque e vicinanza alla costa; proprio l’individuazione empirica di queste correnti è alla base dei sistemi tradizionali di pesca del tonno. Si verifica quindi un’interdipendenza tra percorso stagionale del pesce, conformazione geografica della costa (adatta all’intercettazione dei banchi di pesce), presenza o vicinanza di saline per la lavorazione del pescato, presenza di vegetazione adatta per la realizzazione delle reti e dei galleggianti, disponibilità di pietrame per i pesi di ancoraggio.
Una situazione identica ci è nota anche per l’antica città romana di Cosa (nei pressi dell’odierna Ansedonia) “situata a poca distanza dal mare: c’è nel golfo una collina elevata su cui sorge la città; sotto c’è il porto di Eracle e vicino una laguna. Sul promontorio che domina il golfo c’è un thynnoskopeion: il tonno infatti viene a cercare lungo la costa non solo le ghiande marine, ma anche le conchiglie della porpora, dal mare esterno fino alla Sicilia”(Geog.5,2,8). [vedi immagine a sinistra]
Anche in questo caso troviamo quell’insieme di fattori geografico/economici che caratterizza Populonia/Baratti: un promontorio (su cui sorge la città), il porto sottostante, la laguna, e sul promontorio il thynnoskopeion. La pesca del tonno in questo tratto di costa toscana si caratterizza quindi come strettamente associata ai promontori (oggi si direbbero “tonnare di punta”) e alle retrostanti o limitrofe lagune, produttrici di sale. Si tratta di una prassi di pesca che permane sostanzialmente immutata nei secoli perché ha raggiunto un punto di soddisfacente interazione tra i fattori geografici, le risorse naturali e la più razionale tecnica di sfruttamento di queste ultime. E’ quindi lecito, sulla base della descrizione straboniana e del confronto “etnografico”, ipotizzare che la zona di imposta della tonnara romana di Baratti coincida con la zona di imposta della tonnara moderna. E’ più difficile, invece, definire quali fossero i tipi di apprestamento, a mare e a terra, che componevano le tonnare romane evocate ai nostri occhi da Strabone.

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L'autore

Elizabeth J. Shepherd è funzionario archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Ostia (RM), dove dirige il Settore Archivi Scientifici e Depositi Archeologici. E’ inoltre professore a contratto di Geografia storica dell’Italia romana all’Università di Siena.

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