.Non è necessario risalire nel tempo fino all'uomo neolitico che nella
Grotta del Genovese a Levanzo, settemila
anni fa, disegnò il primo tonno, per rendersi conto di quanto la tonnara
e la mattanza abbiano affascinato gli artisti. In ampio anticipo sul primo
dagherrotipo che impressionò sulla lastra la scena dei grossi pesci
arpionati e tirati a bordo dei vascelli, pittori e disegnatori vollero fissare
sulla tela le immagini vibranti della pesca del tonno, e oggi ammirando quelle
opere sembra quasi di fare un viaggio a ritroso nel tempo, quando le coste
italiane erano disseminate di tonnare e i rais formavano una casta di eletti
fra i pescatori.
Il fascino della mattanza non è appassito col passare degli anni, piuttosto è cresciuto con l'inglorioso "spegnimento" degli antichi impianti di pesca, e così un filo continuo, esile eppure resistente, lega l'anonimo pittore calabro che verso la metà del 1600 dipinse la tonnara di Pizzo, riuscendo a cogliere - sia pure inconsciamente - aspetti biologici e naturalistici che soltanto tre secoli dopo gli scienziati avrebbero accertato, ai contemporanei Lino Tardia trapanese, Mattò favignanese, Paola Dessy che ha proseguito l'opera del padre Stanis, fra i maggiori pittori sardi.Lungi dal volere (e potere) catalogare in questa sede le opere che hanno rappresentato la tonnara e la mattanza, desideriamo fornire alcune informazioni su quelle a noi note, per conoscenza diretta o per averne letto.
Matto'
Paola Dessy
Saltando il famosissimo cratere siceliota del IV secolo a.C. che raffigura il venditore di tonno (Museo Mandralisca di Cefalù), iniziamo con l'acquerello che mostra la tonnara di Pizzo Calabro, opera di anonimo della metà del XVII secolo; presenta almeno due importantissime particolarità: la prospettiva è presa dal largo verso terra, contrariamente a quanto avviene solitamente, e inoltre per la prima volta in assoluto è stata riportata la presenza di grandi animali marini sotto i tonni. L'anonimo pittore li disegnò simili alle torpedini, ma intorno al 1970 il biologo Pasquale Arena, durante un volo di ricerca sul mare delle Eolie accertò che sotto i branchi di tonni nuotavano enormi Capodogli, che dei tonni sono possibili predatori. L'acquerello è conservato a Roma nella collezione privata di Luciano Lo Iacono.
Al Museo Regionale Pepoli di Trapani è conservato un pavimento maiolicato del XVIII secolo molto bello, che raffigura la mattanza e proviene dalla Chiesa della Madonna delle Grazie, a cui i pescatori trapanesi erano devoti.
Famosissima, e ripresa in quasi tutti i testi sulle tonnare, è l'incisione del sacerdote Antonio Bova che presenta lo schema della tonnara tradizionale siciliana, come si è mantenuta nei secoli (l'incisione è inserita nello Stato presente della Sicilia di Arcangelo Leanti, Palermo 1761).
Alla fine del 1700 il pittore/viaggiatore Jean Houel disegnò la pianta e la sezione di una tonnara siciliana, e l'attesa dei tonni sulla muciara del rais (il dipinto fa parte del Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, Parigi 1782, proprietà Biblioteca Comunale di Palermo).
Coevo (fine XVIII secolo) è l'acquerello di Pietro Martorana che raffigura una tonnara nel golfo di Palermo, conservato nel Palazzo Reale di Caserta.
Nella prima metà del 1800 il pittore Paolo de Albertis traspose su tela la cronaca della partecipazione di Ferdinando IV di Borbone alla mattanza nella tonnara di Solanto : diversi quadri (olio su tela) ripercorrono i momenti della pesca, dai preparativi al trasporto a terra dei tonni catturati; i quadri sono conservati a Palermo (Società Siciliana per la Storia Patria), Caserta (Palazzo Reale), Napoli (Museo Nazionale San Martino).
Paolo De Albertis
Antonio Varni
Antonio Varni nel 1876 disegnò gli stabilimenti per la lavorazione del tonno , allora dei Florio, a Favignana e Formica (entrambi appartengono ad una collezione privata di Genova). Stesso pittore, stesso anno e stessa collezione per una "Mattanza a Favignana".
Non opera d'arte nel senso puro del termine, ma splendida testimonianza di arte popolare e di fede è l'ex voto che rappresenta la tonnara di Formica, dipinto dal tonnaroto Francesco Manca nel 1878, attualmente conservato nel Museo Etnografico Pitrè di Palermo.
Non ha grande valore artistico nemmeno il dipinto di Luigi Consiglio (seconda metà dell'800) conservato al Museo Civico di Gallipoli, che rappresenta lo schema della locale tonnara; il quadro però ha almeno due caratteristiche importanti per gli studiosi del settore: la tonnara è chiaramente una "tonnarella" italiana a "monta e leva" con tre sole "camere" più quella "della morte", e inoltre sul margine inferiore del dipinto è effigiata una Foca monaca, animale che evidentemente nel XIX secolo viveva in abbondanza nel Golfo di Taranto.
Di grande suggestione gli oli su tela di Antonino Leto , proprietà del Banco di Sicilia di Palermo (1887) e del Museo Capodimonte di Napoli (1889): entrambi raffigurano fasi della mattanza.
La pesca del tonno nel golfo di Trieste, effettuata con le "tratte" (una sorta di rete da circuizione tirata a riva dopo che il branco di tonni era stato attorniato con la barca "tonera") è stata tramandata dal pittore slavo Anton Krisch col suo quadro Die Fischerei im Adriatischen Meere (Pola, 1900).
Giulio Aristide Sartorio nel 1920 rappresentò la mattanza in Sicilia (olio su tela) ed a Favignana (pastello); entrambe le opere appartengono ad una collezione privata di Roma.
Il realismo del lavoro umano emerge da una "Mattanza" in Sicilia di Aligi Sassu (1951), olio su tela (cm. 150 x 200) esposto alla Galleria d'Arte Moderna di Genova. La tela fa parte del ciclo dedicato ai lavoratori umili, spesso sfruttati e sottopagati.
Dello stesso anno, il 1951, è la "Mattanza" di Saro Mirabella.
Mattanze surreali dove manca il rosso del sangue, tonni tratteggiati con un delicato colore blu, uomini stilizzati che impugnano i corchi si ammirano nei quadri (1970/80) del trapanese Lino Tardia, che fanno parte di collezioni private in tutt'Italia; una bella tela è di proprietà del Comune di Trapani (Municipio, Palazzo D'Alì).
Francesco Manca
Antonino Leto
G.A. Sartorio
Vincenzo Guerrazzi
Notevoli e di particolare effetto drammatico sono le opere del pittore Vincenzo Guerrazzi che le conserva nel suo studio di Genova.
I volti scavati dal sole e dalla fatica, bruciati dal sale, i sussulti del tonno morente, le barche nere di pece, i simboli, sono i soggetti del ciclo della mattanza del pittore siciliano Gianbecchina , disegni e dipinti che hanno illustrato il bel volume "Tonni e Tonnare" edito dalla Libera Università di Trapani nel 1983. Dopo il "ciclo del pane" Giambecchina ha dato vita al "ciclo del tonno", anch'esso una volta cibo dei poveri (la tunnina salata non mancava mai dalla tavola delle classi subalterne, alimento proteico allora a bassissimo costo). In questo senso, i quadri di Giambecchina sono delle vere e proprie testimonianze antropologiche.
Una mattanza del tutto particolare , con le navate di una chiesa al posto del cielo siciliano - forse a ribadire il significato e i valori religiosi dell'attività - è stata dipinta dal siciliano di Siracusa Paolo Morando (cm. 300 x 400) alla fine degli anni '80 (Siracusa, collezione privata).
Il pittore contemporaneo di tonnare e mattanze più conosciuto è forse Gianni Mattò , scoperto e lanciato da Salvatore Fiume; l'artista è cantore dei fasti, e purtroppo anche della decadenza di quella che fu la maggiore tonnara del Mediterraneo, Favignana. Mattò è nato, vive e dipinge nella maggiore delle Egadi, ma oggi i suoi quadri dai colori forti sono presenti in collezioni private e pubbliche di tutta Europa.
C'è un'altra "scuola", oltre a quella siciliana, di grandi pittori della Tonnara, ed è quella sarda, che ha avuto in Ausonio Tanda (Sorso 1926 - Roma 1988) il cantore più appassionato: numerose le sue opere ispirate dalle tonnare sarde.
Una rassegna di pittori sardi contemporanei è allestita all'interno del Museo della Tonnara di Stintino , una realizzazione resa possibile dalla collaborazione fra l'Associazione Golfo dell'Asinara, il Comune di Stintino, la Regione Sardegna e l'Università degli studi di Sassari.
Oltre alle opere di Tanda (pregevole un vascello tirato in secco), il Museo ospita lavori di artisti sardi, o che in Sardegna hanno passato parte della loro vita rimanendo affascinati dai colori del mare e dalla profonda umanità dei tonnaroti; di seguito ne forniamo una sintetica panoramica.
Stanis Dessy (Arzana xxxx - Sassari 1986), uno dei maestri storici del '900 isolano, ha dedicato alla mattanza alcune incisioni che nei giochi del bianco e nero rendono splendidamente la grandiosa tragicità dell'azione.
Colori pastello, paesaggi dolci, gli antichi stabilimenti, una grande serenità sono invece le caratteristiche dei quadri di Paola Dessy, figlia di Stanis, che è riuscita a rendere incruento anche l'ingresso dei tonni nella "camera della morte" dove saranno uccisi. Paola Dessy è nata a Sassari, dove risiede e lavora; ha illustrato il volume "La tonnare Saline" del prof. Salvatore Rubino. Francesco Becciu , nato ad Ozieri, è forse il più naif dei pittori della mattanza ospitati nel Museo: i colori vivaci e la stilizzazione di uomini e pesci riportano ad un'arte istintiva dove l'immagine sembra affiorare dal mito.
Uomini al lavoro sui parascarmi intenti a tirare le reti sono i protagonisti della tonnara di Vittorio Calvi , che vive a Sassari, dov'è nato; ancora uomini forti, ma impegnati a issare sul vascello un enorme tonno, sono al centro di una mattanza di Franco Carenti , che vive e lavora a Sassari ma è originario di Ittiri.
Tanda
Becciu
Calvi
Gianbecchina
Carenti
Il mare e la mattanza sono i soggetti prediletti da Salvatore Fara, che opera a Sassari; la rete colma di grossi pesci e i tonnaroti sui vascelli sono ritratti con grande vigoria di colore.
Per una mattanza, dai colori sfumati, Angelo Maggi - nativo di Sassari - ha abbandonato i suoi soggetti preferiti: nudi di donna o figure in costume classico orientaleggiante immersi in un ambiente rarefatto da sogno.
Gli stabilimenti per la lavorazione del tonno ricompaiono nel quadro di Valerio Mazzanti, che vive a Sassari e dipinge soprattutto le "marine".
La breve carrellata di pittori ospiti nel Museo della Tonnara si chiude con Nani Tedeschi, un medico con la passione per i tonni, che spesso appaiono in primo piano nelle sue opere, dove la crudeltà della mattanza si lascia solo immaginare.
Salvatore Fara
Angelo Maggi
Valerio Mazzanti
Nani Tedeschi
Non mancano, anche in questo campo, gli interessanti esempi di arte popolare, i "murales"; cancellato quello sul porto di San Vito lo Capo (Tp), resta in bella vista "La mattanza" di Maria Rita Morfino in via Achille, nei pressi del porto di Bonagia (Valderice - Trapani) base logistica di una delle due tonnare siciliane superstiti.
Questa sintetica carrellata di pittori e dipinti dedicati alle tonnare e alla mattanza non è certamente completa, e ci scusiamo per le omissioni, e gli eventuali errori commessi. L'intento di Cosedimare è solo quello di colmare un vuoto, la mancanza di un elenco dei pittori che si sono interessati a quel mondo meraviglioso che è la Tonnara. Chiunque potrà arricchire questo elenco (che sappiamo lacunoso) mettendosi in contatto con noi e comunicandoci artisti ed opere, che inseriremo volentieri.
Riferimenti bibliografici
AA.VV., Le tonnare di Pizzo, Qualecultura, Catanzaro 1991
Associazione Golfo dell’Asinara, Museo della tonnara. Il ricordo della memoria, La Celere Editrice, Alghero 1994
Centola Bruno, Le città del mare, Avagliano Editore, Ercolano 1999
Comune di Valderice, Murales e Graffiti, Trapani 1996
Consolo Vincenzo, La pesca del tonno in Sicilia, Sellerio, Palermo 1986
Centro Studi sulla Civiltà del Mare, Il mare nella pittura di Stanis Dessy, CD Rom, Sassari 2000
Egadi.com, sito internet
Lippi Guidi Annalena, Tonnare, tonnaroti e malfaraggi nella Sicilia sud-orientale, Zangarastampa, Siracusa, 1993
Ravazza Ninni, I cancelli del mare, in “Navis” n. 1, ISTIAEN, Chioggia 1999
Ravazza Ninni, L’ultima muciara. Storia della tonnara di Bonagia, Maurici, Trapani 1999 e 2000
Rubino Salvatore, La tonnara Saline, La Celere Editrice, Alghero 1995
Sarà Raimondo, Tonni e Tonnare, Libera Università di Trapani, Palermo 1983
Sarà Raimondo, Dal mito all’aliscafo, storie di tonni e tonnare, Palermo 1998
Volpi Lisjak Bruno, La spettacolare pesca del tonno nel golfo di Trieste, Mladika, Trieste 1996