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Il mare lo vediamo occhieggiare sullo sfondo del bell’autoritratto
giovanile del 1926: poco più di una striscia di un
azzurro sereno, appena leggibile oltre i tetti di
un’architettura minore, che si direbbe campestre,
e che in virtù proprio di quell’ambientazione naturalistica
indoviniamo che debba o voglia essere di Cagliari.
Ed è la Cagliari della giovinezza, quella della scuola
prima e poi degli utili confronti con gli intellettuali
sardi.
Ma è anche la Cagliari del Poetto, a cui l’artista dedicherà il teatrino futurista, e nelle cui acque si tuffa, si bagna, nuota con istintivo godimento e con grinta, tanto da ricevere ambiti premi per le sue
performances. Forse per questo, per questa passione personale per il mare, a differenza di tanti pittori sardi della sua generazione, Dessy è così interessato
alle vedute marine.
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| Alghero:
il trò 1935 |
Barche
1926 |
Portotorres
1945 |
Portotorres:Balai
1945 |
Nelle prove giovanili talvolta lo guida la curiosità per gli effetti,
pur tenendo ben presenti i modelli della grande pittura. Se il modello è
la pittura dell’Italia del nord, e meglio ancora, la scuola di Burano,
la veduta con barche è incredibilmente dolce, con toni ametista e acquamarina
ben evocati da un contorno sottile.
Altre volte, certamente guardando alla pittura mitteleuropea contemporanea,
sceglie una ripresa ravvicinata delle barche, definite da un segno forte e deciso
che racchiude come gemme le preziose campiture piatte dei loro vividi colori.
Col tempo domina una componente più affettuosa e cronachistica e le barche
specchiano tranquille sulle acque i loro colori tesi e ben amalgamati o divengono
parte integrante di una veduta di cantiere, descritto con cura e precisione.
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| Mareggiata
ad Alghero 1940 |
Capocaccia
1940 |
Autoritratto
1926 |
Ma soprattutto, l’artista si lascia spesso sedurre da orizzonti più
ampi, che sviluppano un fascino quasi monocromo della veduta, come nella Mareggiata
ad Alghero del 1940, distesa pallida e incantata, memoria dipinta di un’alba
senza tempo.
Vale la pena di commentare, infine, come sia proprio la veduta marina a farci
scoprire le emozioni di questo pittore, prevalentemente misurato e sorvegliato:
l’appassionato reportage dei luoghi più belli delle nostre coste
motiva l’improvvisa accensione di coloratissime immagini, come il superbo
acquarello con Capo Caccia (1940), che spalanca ai nostri occhi l’incredibile
cobalto della superficie marina rappresentata.
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| Marina
1929 |
Porto
Ferro 1974 |
Veliero
1926 |
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