Per due anni Andrea Dell'Agnola, fotografo e scrittore free lance, si è imbarcato su navi mercantili; portacontainer, petroliere, portarinfuse, rimorchiatori d'altura, traghetti e navi da crociera condividendo vita quotidiana e difficoltà di marinai ed equipaggi, percorrendo a bordo più di 30.000 miglia, doppiando capi ed attraversando stretti tra i più famosi del mondo. A terra ha visitato porti, cantieri di costruzione, di rimessaggio e di smantellamento; tutto ciò che ruota intorno all'affascinante e poco conosciuto mondo della marina commerciale. Dopo questa esperienza porta alle stampe il libro "La nostra terra è il mare". Oltre 300 fotografie di viaggio che raccontano la sua straordinaria esperienza in giro per i cinque oceani.
Terra forza 12
tratto da "La nostra terra è il mare"
In effetti non sono bastati quei due tifoni presi nel Pacifico in uscita dal cantiere, a nave appena consegnata: un colpo di mare aveva stampato la sua fotografica impronta sulle spesse sezioni in alluminio zincato dello scalandrone. Di tutto quel putiferio ne avevamo prese soltanto le code, oramai esauste, capaci ancora però di creare due giorni di onda lunga, spaventosamente gonfia, in grado di far rollare e beccheggiare la nave a tal punto che il secondo ufficiale di macchina è sbarcato stretto in una barella, a Singapore, con due vertebre schiacciate da una brutta caduta in sala macchine.
Siamo a quasi tre mesi di navigazione, abbiamo scaricato le cisterne dall’olio vegetale che contenevano ed abbiamo passato il vetting della nave. Ora, in zavorra, usciamo di gran carriera dal porto di Rotterdam che chiude il traffico giusto alle nostre spalle: troppo pericoloso proseguire nelle operazioni portuali con raffiche di vento che superano i 50 nodi l’ora e tendono a rinforzare. Anche il pilota imbarcato a bordo un’ora fa affinchè ci guidi, attraverso il lungo canale, in mare aperto è costretto ad andarsene in elicottero. Ancora qualche nodo di vento in più e ci avrebbe fatto compagnia, suo malgrado, fino al prossimo porto.
La telescrivente sibila stampando la fotografia in bianco e nero ricevuta dal satellite con il bollettino metereologico: segni neri concentrici, dei numeri, qualche freccia qua e là, fronti caldi e freddi che si incontrano e scontrano nei pressi dell’area in cui la nostra prua si appresta a dirigere. Qualche sguardo a bordo s’incupisce, sul ponte di comando il secondo ufficiale di coperta si consulta con il Comandante dietro la cortina di penombra che avvolge il tavolo da carteggio. Un giorno dopo l’altro, settimane di navigazione sempre uguale, rispettosa delle perfette linee tracciate a matita sulle carte nautiche dall’ufficiale di rotta, solo qualche segno rosso ad attirare l’attenzione su un banco di corallo affiorante o secche traditrici. All’improvviso il pericolo diventa altro e le lunghe rette si frantumano come onde in piccoli, minuscoli segmenti zigzaganti dove lo sporadico evento dell’accostata per il cambio di rotta perde la propria maestosa dignità e decade al rango di precipitosa scappatoia per evitare la bassa pressione -prima- e -quando oramai ci siamo in mezzo- per non mettere la nave di traverso ad un mare forza 12.
La pressione atmosferica si abbassa precipitosamente, il vento rinforza, il mare gonfia i suoi flutti; tra questa altalena di millibar che si incastrano matematicamente in nodi l’ora non c’è che qualche paratia stagna di acciaio, un motore ed un’elica: sembra niente, questa danza di rollii e beccheggi, ma è tutto e guai a sbagliare il ritmo di un passo. Serviranno in momenti come questo, mi chiedo, le panciute scialuppe arancio sgargiante che sonnecchiano accompagnando il nostro viaggio aggrappate ai verricelli lungo le paratie della nave? E tutti quei salvagenti a ciambella, statici sponsors della nostra bella nave, legati a sagole pronte a dipanarsi, aggrappate a loro volta a minuscole e sofisticate boe radiotrasmittenti? In un caso come questo di mare forza 12, insomma, a cosa serviranno tutte le dotazioni di sicurezza presenti a bordo di questa nuovissima nave, controllate scrupolosamente dagli ufficiali di coperta, mantenute efficienti e più volte saggiate durante le esercitazioni della domenica pomeriggio?! All’ignaro passeggero la risposta che viene fornita, con un po’ di malcelata sufficienza e spiccato senso del tragico, da chi per mare ci va davvero è tanto caustica da sembrare un verdetto ed è solo il mio pervicace ottimismo che evita di tradurne il sinistro senso in una sorta di fatale profezia: “A niente,” -mi “rassicura” il Comandante- “in casi del genere tali splendidi sistemi di sicurezza non serviranno a nulla”. Impensabile ammainare le scialuppe, si sfracellerebbero sulle fiancate della nave prima di toccare l’acqua.
Potrebbero servire in caso di problemi a bordo con il carico, in caso d’incendio della petroliera per esempio: ma con un tempo del genere, si affogherebbe anche stando sollevati a cinque metri dalla superficie del mare, tanta è l’acqua parcellizzata nell’aria, circondati come siamo da onde che si sollevano fino ad una trentina di metri, marosi capaci di inghiottire buona parte delle nostre 60.000 tonnellate... Stringere i denti, tenersi bene in equilibrio, avvinghiati ai maniglioni della plancia ed affidarsi al Capitano: l’unica è condurre la nave -e noi tutti con essa- fuori dalla tempesta, chè dalla nave in mezzo a questo mare, purtroppo, non si può scappare. Il mare è divenuto terra, la nostra unica terra, senza alternative: percorsi questi tornanti con perizia sono sicuro si giungerà ad una rassicurante, quieta, turchese vallata. Andrea Dell'Agnola
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Andrea Dell'Agnola, nato in Italia, parte della sua vita giovanile la trascorre in Africa sulle coste dell'oceano Indiano. Studi classici, laurea in Filosofia Teoretica (“Scrivere con la luce. Per un'interpretazione teoretica dell'immagine fotografica”). Fotografo e scrittore free lance. Collabora all'ideazione di progetti editoriali, in special modo basse tirature di volumi fotografici “d'autore” stampati con tecnologia digitale. Presidente di Associazione Poseidon, per la tutela e la salvaguardia del Mediterraneo.
Libri e collaborazioni editoriali
- Palazzo della Ragione a Padova, ed. Papergraf, Piazzola s.B. (Padova) 1999 – reportage sul massimo monumento civico della città di Padova
- Il cammino della speranza, ed. Papergraf, Piazzola s.B. (Padova) 2000 – reportage sul ghetto ebraico di Padova
- Alzato l'albero, spiegate le vele, ed. Papergraf, Piazzola s.B. (Padova) 2001
- reportage sugli allievi della Scuola Navale Militare "F. Morosini" di Venezia
- La nostra terra è il mare, ed. Poseidon, Padova 2003 – reportage sulla vita a bordo delle navi mercantili
- Somalia Felix, ed. Digital Imprinting, Padova 2004
- reportage sulla Somalia
- Paesi d’ebano, ed. Digital Imprinting, Padova 2005 – reportage sul Kenya e sulla Tanzania
- Confine berbero, ed. Digital Imprinting, Padova in corso di pubblicazione – reportage sul Marocco
Attrezzature usate
Utilizza attrezzature che danno il meglio della tecnologia attualmente disponibile in termini, soprattutto, di velocità e reattività autofocus e di perfetta assistenza esposimetrica, specie in situazioni di luce mista in location. Le sue scelte vanno verso la Nikon F5, con un parco ottiche dal 20 al 1000 mm. Per il medio formato utilizza la Mamiya 67. Se il livello di luce ambientale e la situazione lo consente, usa spesso il flash. La pellicola prevalentemente utilizzata è la Fuji Velvia 100 asa. Per quanto riguarda il digitale, utilizza la Nikon D 70, per poter sfruttare le ottiche che già possiede.
Il sito >>> www.andreadellagnola.com
L' e-mail >>> info@andreadellagnola.com
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