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San Vito Lo Capo

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Dal conflitto sociale al gruppo terapeutico:il Mediterraneo ancora insanguinato

di Guglielmo Campione

Viviamo in un epoca in cui , abbandonate le grandi ideologie, ritorna l’illusione di una pace vista come assenza di conflitti (e non come momento di sintesi e di composizione delle diversità pur nella loro sopravvivenza) ma nell’illusione onnipotente d’assenza di ciò che è altro da noi e quindi in una sua eliminazione (l'ignorare è eliminare) apparentemente pacifica e priva di assunzioni di responsabilità.

In questo modo si evita l’elaborazione del lutto, termine che etimologicamente deriva dal verbo latino "labor, labersis, lapsus sum, labi", che vuole dire "faticare con sofferenza e la preposizione "e" che appunto indica separazione, uscita da quello stato .L'abbandono delle verità assolute non può quindi avvenire spontaneamente ma attraverso un atto di dolorosa , autoimposta ma indispensabile rinuncia...

Non vedere è essenziale per questa agnosìa. Vedere è infatti sapere . I latini dicevano "sapere aude", osa sapere, fatti carico, assumi la responsabilità del rischio di sapere. Non vedere è, dunque, ignorare.

Mi viene in mente che, per restare alle vicende degli ultimi giorni del Mediterraneo insanguinato , non vedere i cadaveri degli immigranti raccolti dalle reti dei pescatori siciliani durante le loro consuete giornate di pesca permette di non farsi carico in alcun modo , se non con proclami politici, dell’ennesimo dramma causato dal non vedere l’altro e di non elaborare il lutto di queste perdite.

Lì dove , forse, infatti la salute sta nell’aver faticosamente conquistato la libertà di poter fluttuare dalla considerazione dei propri desideri e bisogni individuali alla necessaria condivisione della realtà con gli altri , nella nostra epoca ci si trovi costretti invece a stare o da una parte o dall’altra . O attestati su posizioni ultraindividualistiche (narcisistiche) o identificati a massa (socialismo nell’accezione usata da Bion che nulla ha a che fare con termine storico conosciuto) , nel conformismo dell’Ululare con i lupi, per citare una bella espressione di Eugenio Gaburri e Laura Ambrosiano .

Stare senza pensare nella massa , impedisce la solitudine dell’essere individuo differenziato : non si pensa... si fa come fanno tutti . Ci si nasconde nell’anonimato e nell’illusione dell’essere potente quanto la massa.

Allora da questo punto di vista il gruppo terapeutico può essere il luogo , la palestra per formare, allenare e rendere saldo un sè che possa permettersi il rischio ma anche il lusso di interfacciare le sue diverse sfaccettature, dando diritto di cittadinanza ai diversi aspetti del proprio mondo interno e quindi , in un secondo momento all’esistenza dell’altro da sé.

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