Tonnara del Secco, il Fascio e la paga del rais

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di Ninni Ravazza

I Diari della tonnara del Secco messimi a disposizione da Ettore Plaja e dalla sua famiglia mi hanno consentito di scrivere il libro più desiderato, “San Vito lo Capo e la sua tonnara. I diari del Secco, una lunga storia d’amore” (Magenes, Milano 2017). L’interesse principale è stato rivolto alle tecniche di pesca e ai risvolti antropologici dell’attività, ma non meno interessanti sono gli aspetti economici, sia per quanto riguarda il commercio dei tonni nel secolo 1872 – 1970, sia sotto l’aspetto delle dialettiche salariali (ma questo è un settore di competenza del carissimo Rosario Lentini, storico dell’economia, che ha scritto la dotta prefazione al mio volume). Tra le pagine dei diari ci sono diversi fogli sparsi che non hanno trovato posto nel libro, qui mi piace riportarne uno che può avere una certa rilevanza ai fini storico – economici, e anche sociali.

E’ una nota dell’Unione provinciale di Trapani della Confederazione Fascista degli Industriali, datata 26 giugno 1935, tredicesimo dell’Era, che a correzione di una precedente indicazione – nell’ambito del contratto collettivo di lavoro nelle tonnare della provincia di Trapani e di Libia (quasi tutte di proprietari o gestori trapanesi) – fissa la paga dei rais delle tonnare di Trapani, in lire 36,80. Nella nota non si chiarisce se la paga sia da riferirsi alla giornata, ma certamente è così poiché dal Diario della famiglia Plaja relativo al 1935 si evince che la paga dei tonnaroti nella tonnara del Secco era di 7 lire al giorno più contributi, per un totale di lire 7,60. La nota perviene a fine giugno, dunque a stagione quasi conclusa, tant’è che l’amministratore Giovannino Plaja a margine segna l’incremento salariale del 1936 relativamente al rais, pari a lire 3,70 per un totale di lire 40,50; nello stesso anno ai tonnaroti viene corrisposta una paga giornaliera di lire 8,30 netta di contributi. Al rais vengono inoltre riconosciute altre lire 4,05 a fronte di una voce indecifrabile (per me). Alla paga giornaliera, sia per il rais sia per i tonnaroti (seppure in percentuale diversa) si aggiungeva un premio in denaro per ogni tonno pescato e per il pesce “scamale” (minore, quali tombarelli, sgombri, palamiti etc.), il cosiddetto “migghiaratu”.

Piccola considerazione a margine: in un bellissimo saggio compreso nello straordinario volume “La pesca del tonno in Sicilia” di Vincenzo Consolo, una brava e famosa antropologa ipotizzò che la fine dell’epopea della tonnara di Favignana coincise con la nascita delle leghe dei tonnaroti, con i capilega a fare da sindacalisti.

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