Perchè imparare a nuotare

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Il nuoto risulta, nelle ultime statistiche disponibili , la terza attività motoria o sportiva praticata in Italia dopo il calcio e quelle che si praticano in palestra.

Ovviamente, quando ci si riferisce al nuoto, si intendono tutte le attività sportive che si svolgono in acqua, quali, oltre al nuoto, la pallanuoto, i tuffi, il nuoto sincronizzato ed il salvamento.

Così considerati, gli sport acquatici sono praticati da circa tre milioni e mezzo di persone. E’ulteriormente interessante notare che fra i bambini il nuoto rappresenta lo sport più diffuso: il 50% di tutti i soggetti in età evolutiva praticanti attività motoria (pari a 150.000 soggetti) si dedica al nuoto.

Nonostante ciò risulta ancora elevato numero di decessi (500 morti ogni anno) per annegamento. La maggior parte di tali eventi avvengono nelle zone costiere, specialmente del centro-sud, e riguardano per lo più persone normali che fanno il bagno in mare, piuttosto che soggetti impegnati in situazioni “a rischio” (immersioni ecc).

Ciò conferma che i fattori di maggiore rischio sono determinati dall’inesperienza e dalla limitazione delle strutture sportive (piscine) dove fare pratica; in altri termini, dal fatto che non si sa nuotare.

In effetti, solo il 3.6%, della popolazione mondiale sa nuotare e questo dato, da solo, sarebbe una risposta esauriente al titolo di questa relazione.

 

Saper nuotare e prestazione agonistica Nuotare bene e, tuttavia, un’esigenza non solo di tipo sociale, ma anche in ambito sportivo. Infatti, e noto che la prestazione agonistica dipende, in modo semplicistico, dal rapporto tra la potenza (E) dell’atleta ed il Costo energetico (C) che lo stesso deve soddisfare nell’eseguire il suo gesto sportivo (V=E/C)

 

Per ciò che concerne la potenza (E), va detto che nel nuoto la potenza applicata all’acqua (Pd) non corrisponde alla potenza totale che l’atleta può sviluppare (Po); infatti, una parte di Po viene sprecata per spostare la massa d’acqua indietro (3,4,5)

La Pd. quindi, dipende dall’efficienza di propulsione (ep) dell’atleta, nel senso che tanto più questo sarà capace di non sprecare energia spostando l’acqua, tanto più andrà veloce. Usualmente questo concetto si esprime con la seguente formula: Pd = ep Po

Nella corsa, a titolo di esempio, il valore di ep e uguale a 1 perchè l’atleta scarica tutta la potenza al suolo e quindi Pd corrisponde a Po.

Nel nuoto ep sarebbe uguale a 1 se il nuotatore potesse aggrapparsi all’acqua come a un punto fisso; al contrario, purtroppo, l’acqua non offre un punto di appoggio stabile .

Va, incidentalmente, osservato che tale situazione di “instabilità” e anche la causa per cui molte persone non “sanno nuotare”, come sarebbe logico attendersi considerando che l’acqua e l’ambiente naturale della vita pre-natale. La mancanza di un appoggio fisso, come la terra, genera infatti insicurezza e paura ed i movimenti diventano, conseguentemente, scoordinati e scorretti, così che si perde la naturale capacità di galleggiare.

Ritornando ad ep, si e osservato che il suo valore risulta compreso fra 0,46 e 0,77 e cresce con il livello di abilita tecnica del nuotatore (3), cioè con la sua capacita di saper nuotare. I nuotatori migliori possono, quindi, utilizzare fino al 77% della loro Po (comunque meno del 100% di un corridore a piedi) per vincere la resistenza all’avanzamento, mentre il 23% viene comunque disperso per spostare l’acqua all’indietro. Di contro, i cattivi nuotatori sprecano la maggior parte della loro energia (54%) per “muovere” l’acqua senza efficacia (come i bambini che giocano a “fare gli schizzi”).

  • I fattori tecnici (7,8,9) da cui dipende ep sono:
  • la distanza totale coperta dalla mano sott’acqua;
  • la ricerca di acqua ferma si cui esercitare la presa
  • il completamento della fase di spinta della bracciata.

 

Inoltre, anche il valore di ep risulta correlato positivamente con alcuni parametri antropometrici; essi sono: la lunghezza delle braccia e la superficie della mano.

Per ciò che concerne il Costo Energetico (inteso come la quantità di energia spesa per nuotare per unita di percorso), va detto che il nuoto è lo sport dove maggiori sono le differenze di CE tra un atleta di elevato livello ed un principiante (ad esempio, mentre al cicloergometro tali differenze possono essere del 5-7%, nel nuoto possono arrivare al 400-500%),

Il CE dipende dalla capacita tecnica di esecuzione della nuotata (cioè ancora dal saper nuotare), della quale si e gia accennato, da fattori interni all’organismo (CE non fluidodinamico), e dalla resistenza (drag) che l’acqua oppone al movimento (CE fluidodinamico) .

Questa e particolarmente importante se si ricorda che l’acqua ha una densità 800 volte superiore a quella dell’aria.

Il drag può essere attivo e passivo. Quello passivo riguarda la resistenza determinata dal corpo del nuotatore, indipendentemente dal movimento dei suoi arti (in altri termini e la resistenza che bisogna vincere per trascinare un nuotatore immobile in acqua) . Questo dipende dalla posizione del corpo, dalla capacita di galleggiamento e dalla sezione del corpo.

Il drag attivo (resistenze indotte dal movimento del corpo in acqua dipende dalla velocità del nuotatore e da una costante di proporzionalità “K” che e inferiore nei nuotatori più abili in rapporto ad una tecnica migliore (saper nuotare). I fattori che lo influenzano sono la tecnica di nuoto (cioè le oscillazioni del corpo e l’asimmetria del movimento degli arti superiori), il galleggiamento e le caratteristiche antropometriche (sezione del corpo ed altezza).

Come si e visto il “saper nuotare” e una costante fondamentale di ogni fattore che influenza la riuscita sportiva e, fra essi il CE.

 

L’esperienza dell’Istituto di Scienza dello Sport E’ sulla base di tali considerazioni che si ritiene che la misura del CE della locomozione possa essere una delle informazioni più significative da fornire ai tecnici nel processo di valutazione funzionale dell’atleta (8). Ciò, in particolare, in tutti quegli sport dove la componente di abilita tecnica nell’eseguire il gesto condizionano in maniera significativa il dispendio energetico, come per l’appunto il nuoto.

Il CE, si e detto, e espressione dell’economia del gesto e, pur essendo indubbio che esso rappresenti il segnale di una dote naturale dell’atleta, del suo “stile” , e altrettanto dimostrato che può essere migliorato per effetto dell’allenamento. Nello stesso modo e stato dimostrato che il CE può peggiorare per effetto della fatica, lasciando ipotizzare che la misura del CE in condizioni di fatica possa essere anch’esso un metodo per il monitoraggio dello stato di allenamento (marcia, maratona ecc) .

Questi aspetti sono chiariti dagli esempi di seguito riportati, che concernono due studi effettuati dall’Istituto di Scienza dello Sport del CONI (il secondo in collaborazione con l’Università di Udine, Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport) e riguardanti le differenze nel CE del nuoto tra atleti di differenti specializzazione sportiva (nuoto e pentathlon) e per effetto della fatica (nuoto di gran fondo).

Il presupposto teorico del primo studio si e basato sul fatto che, essendo la locomozione acquatica meno connaturata all’organismo umano, ne deriva che il nuoto richiede caratteristiche antropometriche (vedi quanto si e detto in precedenza) ed adattamenti sia metabolici sia, soprattutto, tecnici affatto specifici. Pertanto, nel Pentathlon moderno, sport nel quale, per sua stessa natura, e impossibile acquisire una specializzazione tecnica assoluta in nessuna delle cinque specialità, e ipotizzabile che quella nella quale il CE possa svolgere il ruolo maggiore nel determinare il risultato agonistico e il nuoto (pur se la gara e di media durata).

Per verificare se realmente esista una differenza nel CE tra nuotatori e pentatleti di alto livello e, quindi, se sia ipotizzabile un margine di miglioramento in quest’ultimi, 6 pentathleti maschi di alto livello agonistico, partecipanti al campionato nazionale assoluto (in tab. I le loro caratteristiche anagrafiche ed antropometriche) sono stati sottoposti allo studio ed i risultati ottenuti confrontati con dati, presenti nell’archivio dell’ISS, riguardanti nuotatori di pari valore agonistico, tutti partecipanti ai -campionati Assoluti

Il calcolo del CE e stato ottenuto misurando il dispendio energetico a due velocità sottomassimali (1,20 e 1,43 m/s), stabilite dopo una precedente valutazione degli atleti esaminati. Il dispendio energetico e stato rilevato attraverso la misura del V’O~ on line (K4b2, Cosmed, Italia) per mezzo di un sistema valvolare di respirazione tipo snorkel (Dalaqua, Cosmed, Italia), cui e stato sommato l’equivalente energetico dell’eventuale lattato prodotto. Le prove, ciascuna della durata di 4 minuti, sono state effettuate nella vasca ergometrica dell’ISS .

I risultati ottenuti confermano che il CE nei pentathleti e più alto di quello dei nuotatori di livello, evidenziando una minor specializzazione nel pentathlon rispetto al nuoto, come ci si poteva aspettare, ma lasciando anche ipotizzare possibili progressi per il futuro con margini di miglioramento che risultano evidenti.

Il secondo studio è stato condotto nei nuotatori di gran fondo della nazionale italiana. In questo caso l’obiettivo e stato quello di fornire agli allenatori indicazioni relative all’effetto della fatica sul CE e cioè sullo stile di nuotata.

Hanno partecipato allo studio 11 nuotatori (6 maschi e 5 femmine) appartenenti alla squadra nazionale di gran fondo. Lo studio si e svolto nella piscina del Centro di Preparazione della Fin a Verona.

Ogni atleta ha ripetuto due volte un test incrementale consistente in tre step della distanza ciascuno di 400 m(l9), partendo dalla velocità di 1.35 m/s (1° step) fino alla velocità di 1.50 m/s (3° cd ultimo step). Il recupero tra ogni step e stato di 2 minuti. Tra i due test, ogni atleta ha effettuato una prova di 2 km a velocità di gara (10 km).

Scopo dello studio e stato di verificare se il CE del nuoto nelle tre velocità testate prima della prova affaticante sui 2 km fosse differente o meno rispetto alla misura dopo i 2 km.

Il CE e stato calcolato sulla base del V’O2 rilevato alla fine di ogni step di 400 m. A tal fine è stata utilizzata la tecnica della back-extrapolation, consistente nella misura del V’02 nei primi 20 secondi di recupero dopo ogni prova con un metabolimetro bxb (K4b2, Cosmed, Italia), successiva interpolazione lineare del V’02 di ogni singolo respiro cd estrapolazione retrograda del valore del V’02 allo stop, assunto come V’02 alla fine del test.

A tale valori di V’02 e stato sommato l’equivalente energetico del lattato (vedi sopra), ove presente un suo accumulo (differenza tra il picco di lattato al termine di ogni prova e valore basale).

Durante ogni prova sono state inoltre rilevate la frequenza di bracciata e calcolata la distanza per bracciata. Infatti, e noto che tali fattori variano per effetto della fatica, determinandosi una riduzione d istanza (per effetto della diminuzione della forza) cd un aumento della frequenza.

In conclusione: Saper nuotare, perche? Le statistiche indicano che sono ancora troppo poche le persone in tutto il mondo, ed anche in Italia, che sanno nuotare. Ciò rappresenta un elemento di riflessione se si considera la vastità delle terre bagnate e, di conseguenza, l’eccessivo numero di persone che ancora muoiono per annegamento. Saper nuotare e quindi un’esigenza sociale, che e doveroso soddisfare.

Nello stesso tempo “saper nuotare bene” e un fattore fondamentale per la riuscita sportiva, poichè esso condiziona il dispendio energetico a parità di velocità e quindi il Costo energetico della locomozione in acqua.

Ridurre il CE, migliorando lo stile di nuoto (cioè imparando a nuotare sempre meglio), è il fattore più importante per la capacita di prestazione nel nuoto di alto livello.

La misura del CE e, quindi, un metodo di valutazione delle capacita di prestazione e di monitoraggio dell’allenamento, che dovrebbe sempre di più far parte degli strumenti a disposizione dell’allenatore e del medico dello sport.

Ringraziamenti Gli autori ringraziano la Federazione Italiana Nuoto e la Federazione Pentathlon Moderno. I lavori sperimentali qui riportati sono stati possibili solo grazie al valido supporto degli allenatori e alla pazienza e l’aiuto degli atleti.

Marcello Faina, Elena Cavalazzi, Franco Sardella

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