Il nuoto e la donna. Influenza sulla crescita, sulla funzione ovarica e sul rischio cardiovascolare

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L’attività sportiva, quando praticata nell’infanzia e nell’adolescenza in maniera intensa, causa generalmente un rallentamento della crescita ed un ritardo dello sviluppo sessuale. Tuttavia ciò non comporta un danno permanente perché nella maggior parte dei casi l’interruzione dell’ attività sportiva è seguita da una rapida normalizzazione della crescita e dello sviluppo sessuale. Inoltre, anche nei soggetti che proseguono l’at­tività sportiva, lo sviluppo puberale si presenta egualmente sia pure in maniera più lenta e ciò consente il raggiungimento di una normale statura.

Tuttavia, le diverse attività sportive possono influenzare in maniera profondamente diversa la crescita e la funzione sessuale. Inoltre, differenze profonde esistono in rapporto all’intensità dell’esercizio fisico praticato. In questa review, affronteremo l’influenza del nuoto sia agoni­stico che non agonistico sulla crescita, lo sviluppo sessuale e la funzione ovarica della donna.

Il nuoto agonistico e la donna: influenze sulla crescita e lo sviluppo sessuale

I primi studi non dimostrarono alcuna influenza negativa del nuoto, anche praticato a livello agonistico, sulla crescita e lo sviluppo sessuale delle bambine. Infatti, Peitenburg e coll., studiando 1064 ragazze di età compresa fra 8 e 14 anni, osservarono che sia la statura che l’età del menarca erano normali nei soggetti che facevano nuoto. Inoltre, Faunoo e coll, non riscontrarono un aumento delle irregolarità mestrua­li in ragazze danesi che facevano nuoto a livello agonistico.

Tuttavia, successivamente fu osservato che, anche il nuoto, quando praticato a livello agonistico ed associato ad intenso allenamento, ritardo, sia pure lievemente ed in misura assai minore rispetto ad altri sport, l’età del menarca. Un importante studio di Costantini e Warren ha permesso di chiarire meglio le influenze del nuoto agonistico sullo sviluppo e la funzione sessuale femminile.

 

Questi autori, studiando 69 nuotatrici di elite statunitensi, hanno dimostrato che l’età del menarca è ritardata di circa 6-8 mesi rispetto alle ragazze di controllo. Inoltre, quasi l’80% delle nuotatrici presenta irregolarità mestruali durante l’adolescenza. Anche se non furono riscontrate differenze nei livelli circolanti di estradiolo, fu osservato un aumento del rapporto LH/FSH che probabilmente indica l’esistenza di un’alterazione del controllo feedback della secrezione di gonadotropine. Infine, fu riscontrata una condizione di lieve iperandrogenismo. Questo ultimo dato è stato recentemente confermato da altri autori e potrebbe essere secondario alla variazione delle gonadotropine ma potrebbe essere costituzionale. Infatti, la presenza di un lieve iperandrogenismo costituzionale potrebbe conferire ad alcune ragazze un vantaggio competitivo nella pratica agonistica del nuoto.

In conclusione, il nuoto agonistico nella donna:

1. Non rallenta o altera la crescita corporea

2. Determina un lieve ritardo dello sviluppo sessuale e dell’età del menarca

3. Aumenta la probabilità di irregolarità mestruali durante l’adolescenza

4. Si associa ad un lieve iperandrogenismo

 

Il nuoto non agonistico e la donna: utilità nel trattamento delle disfunzioni ormonali ovariche

 

Recentemente una forma di grande frequenza e di particolare interes­se di sindrome metabolica è stata riscontrata nella più comune patologia disfunzionale ovarica, la Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS). La Sindrome dell’Ovaio Policistico è una malattia endocrina di grande frequenza che compare nel 5-6% delle donne giovani e che è caratterizzata da iperandrogenismo (irsutismo, acne o alopecia), irregolarità mestruali (oligomenorrea o amenorrea) con anovularietà ed ovaie polici-stiche. Secondo i nuovi criteri diagnostici sono sufficienti 2 di questi tre caratteri per potere porre la diagnosi di PCOS. Questa sindrome si associa spesso ad obesità e a sindrome metabolica (anche indipendente­mente dall’obesità) e comporta un aumento del rischio cardiovascolare. Infatti, anche in giovane età, sono presentì i fattori di rischio classico (dislipidemia, obesità, ipertensione) e non classico (aumento della proteina C reattiva e dei fattori di flogosi) per le malattie cardiovascolari. La terapia è stata classicamente basata sull’uso di antiandrogeni o di estroprogestinici a cui recentemente si sono aggiunti i farmaci insulino-sensibilizzanti.

Dopo la scoperta delle alterazioni metaboliche e dell’aumento del rischio cardiovascolare nella PCOS, in molte nazioni sono stati realizzati dei programmi di terapia della sindrome che non si basano sull’uso di farmaci quanto su una modifica dello stile di vita, privilegiando un’alimentazione controllata o ridotta (a seconda del peso corporeo) associata ad un esercizio fisico regolare di bassa intensità.

 

Il più antico di tali programmi è stato realizzato in Australia e consi­ste in una terapia di gruppo con supporto psicologico in cui le donne vengono avviate ad una dieta classica ipocalorica + esercizio fisico regolare a bassa intensità che generalmente consiste in nuoto (30-60 minuti al giorno) o in camminare a passo veloce. I risultati sono stati sorprendenti con notevole riduzione del rischio cardiovascolare e delle alterazioni metaboliche ma anche normalizzazione del ciclo mestruale in quasi l’80% delle donne e in un 20-25% di gravidanze spontanee.

Un altro programma simile è stato realizzato negli USA a Rochester ed ha determinato normalizzazione del ciclo mestruale nel 50-60% delle pazienti con PCOS (17).

In tutti questi programmi, l’esercizio fisico ed in particolare il nuoto hanno un ruolo fondamentale ma le donne trattate erano tutte obese ed i risultati ottenuti sono almeno in parte legati ad una riduzione (anche modesta, 5-10%) del peso corporeo. D’altra parte negli USA e in Australia quasi tutte le donne affette da PCOS sono obese.

In Italia ed in genere nei paesi mediterranei la prevalenza dell’obesità è minore (sia pure in rapido aumento) e solo un 30-35% delle pazienti con PCOS sono obese (BMI > 30). Per tale motivo a Palermo, presso la Cattedra di Endocrinologia della Facoltà di Scienze Motorie, nel rea­lizzare un programma per il trattamento tramite modifica dello stile di vita della PCOS, si è stabilito di inserire anche le donne normopeso e soprappeso. Vengono consigliati due diversi programmi, in rapporto al peso corporeo:

 

1. Nelle pazienti obese o soprappeso viene consigliata una dieta ipocalorica associata ad esercizio fisico regolare;

2. Nelle pazienti normopeso viene consigliata un’alimentazione equilibrata di tipo mediterraneo associata ad esercizio fisico regolare.

 

Le pazienti del gruppo 1, dopo tre mesi passano ad un’alimentazione normocalorica + esercizio fisico. L’esercizio fisico consiste in nuotare o camminare per 30-60 minuti, ogni giorno. E’ previsto anche un supporto psicologico per migliorare l’aderenza allo stile di vita proposto.

I risultati, ancora iniziali, sono stati sorprendenti. Nel 55% delle donne si è ottenuta una normalizzazione del ciclo mestruale che diventava ovulatorio e fertile. Questo risultato è stato ottenuto non solo nelle pazienti obese e soprappeso che riducevano il peso corporeo ma anche nelle pazienti normopeso. Inoltre, si è riscontrata una riduzione del colesterolo e della proteina C reattiva ed un aumento del colesterolo HDL. Questi risultati indicano che l’esercizio fisico ed in particolare il nuoto non agonistico possono rappresentare una valida terapia delle dis­funzioni ormonali ovariche associate a sindrome metabolica ed ad aumento del rischio cardiovascolare. Le terapie farmacologiche sono consigliate solo in caso di assente risposta ai programmi di modifica dello stile di vita.

In conclusione, nella donna il nuoto non agonistico:

1. Fa parte di rutti i programmi di modifica dello stile di vita che sono utilizzati nella terapia della sindrome metabolica e delle condizioni di aumento del rischio cardiovascolare

2. Insieme alla dieta o ad un’alimentazione equilibrata e di tipo medi­terraneo rappresenta la terapia iniziale delle pazienti con Sindrome dell’Ovaio Policistico

3. In queste pazienti non solo consente di ridurre il rischio cardiova­scolare ma anche di normalizzare in circa il 50-60% dei casi il ciclo mestruale ripristinando una normale fertilità.

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