Una vita per la tonnara

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La Tonnara in Sicilia oggi ha un nome: Nino Castiglione. Senza quest’uomo che della pesca del tonno ha fatto una ragione di vita, probabilmente non staremmo qui a parlare di reti e di tonni, a dare conto dell’andamento delle stagioni di pesca, a registrare tradizioni e usanze intimamente legate a quell’attività antica che tanto ha significato per l’isola.

Nino Castiglione è scomparso nel 1986, ma negli ultimi dieci anni di vita aveva realizzato un sogno inseguito sin da piccolo, quando al seguito del padre, modesto rigattiere, si recava allo stabilimento Florio di Favignana per acquistare a basso prezzo uno degli ultimi tonni rimasti, che poi avrebbe rivenduto a Trapani. Il giovanissimo Nino giurò a se stesso che un giorno sarebbe stato lui a distribuire al mondo i tonni, a gestire quei palazzi di rete costruiti nel mare abitati da leggende e miti.

Nemmeno lui, però, immaginava che il destino gli avrebbe riservato ben più della semplice proprietà di una tonnara.

 

A soli venticinque anni Nino Castiglione, che già si era ingegnato per trasformare la sua attività dalla semplice vendita di pesci alla conservazione e trasformazione dei prodotti ittici, pose il primo mattone di quella che sarebbe divenuta nel tempo una tra le più importanti imprese nel settore: una piccola azienda artigianale al porto peschereccio di Trapani per la conservazione sott’olio degli sgombri e delle acciughe. Era il 1933, ma il suo pensiero andava sempre alle tonnare.

 

Vent’anni dopo, negli anni ’50, il Conservificio Castiglione iniziò a lavorare il tonno: inizialmente veniva inscatolato solo il tonno Bluefin (Thunnus thynnus) pescato nel Mediterraneo; successivamente si aggiunse lo Yellowfin (tonno pinne gialle) pescato soprattutto dai giapponesi e importato a Trapani ad iniziare dagli anni ’50.

Nel frattempo le tonnare trapanesi andavano avanti fra mille difficoltà, oppresse dalla crisi della pesca e dalla mancanza di una classe imprenditoriale appassionata e in grado di trovare valide contromisure alla diminuzione delle catture. Gli eredi dei patrizi trapanesi che fra il 1800 e il ’900 avevano impiantato tonnare e saline in tutto il Mediterraneo cominciarono a disinteressarsi di questo settore, che si avvitò in una spirale che ne avrebbe decretato in pochi anni la fine irreversibile. Negli anni ’70 delle oltre venti tonnare trapanesi ne sopravvivevano appena cinque, e già l’antico impianto di Formica era in procinto di venire chiuso.

 

E’ a questo punto che nella storia delle tonnare trapanesi compare il personaggio che con la sua passione per il mare ha salvato l’economia e la cultura della pesca del tonno.

Nino Castiglione, nato a Trapani nel 1908, era già proprietario di una florida industria ittica, ma la tonnara restava il suo obiettivo principale; nel 1973 diede vita ad una società di fatto con un commerciante di pesce palermitano, Antonino Cefalù; nel mese di giugno di quell’anno i due acquistarono dalla società S.I.P. (proprietaria delle tonnare di San Giuliano e Bonagia) tutti i natanti già di proprietà delle società “Fenicia” (tredici) e “Serraino e C. tonnare riunite di San Giuliano Palazzo e San Cusumano” (otto): per l’intero “barcareccio” vennero pagati quattro milioni e duecentomila lire.

L’anno successivo, il ’74, Castiglione e Cefalù acquistarono anche i diritti di pesca “e di calar tonnare” nei mari di Bonagia e di San Giuliano per la somma di quindici milioni di lire. Nasce la società “Tonnare di Bonagia e San Giuliano”.

Nel 1977 Nino Castiglione acquista l’intera proprietà delle tonnare, pagando al socio poco meno di trentadue milioni di lire, e intanto amplia l’industria conserviera trasferendola nei locali dell’ex tonnara di San Cusumano e facendone un colosso nell’asfittica economia provinciale; si deve a lui la penetrazione del tonno trapanese sul mercato giapponese, dove il prodotto viene consumato crudo – “sushi” si chiama la prelibata pietanza.

Il sogno del giovane Nino si avverava: ora era proprietario delle due tonnare trapanesi più produttive, e anche del “Palazzotto” nobile sulle cui guglie veniva issata la bandiera tricolore ogniqualvolta si faceva mattanza. Ma non era finita: nel 1985 Nino Castiglione rientrò da padrone nella più famosa tonnara del Mediterraneo, dove bambino entrava a piedi scalzi al seguito del padre col cappello in mano e gli occhi bassi davanti agli eredi dei Florio.

 

 

Era accaduto che la tonnara di Favignana – di questa parliamo – stava ormai per concludere la sua storia secolare, oppressa da una crisi che sembrava irreversibile, ed i proprietari genovesi non erano più interessati a proseguire la pesca.

Nino Castiglione prese la gestione della ex Regina del Mare, e la riportò agli antichi fasti: con una serie di interventi tecnici, magari imposti contro la volontà degli stessi tonnaroti, la tonnara tornò ad essere un impianto produttivo, con una media di 1.500 tonni a stagione. Il sogno adesso era davvero realizzato.

Nino Castiglione non c’è più, si è addormentato un pomeriggio di maggio sognando quella super tonnara a ottomila metri dalla riva che col suo grande amico rais Mommo Solina avrebbe voluto realizzare, ma la sua eredità è oggi uno dei vanti dell’industria trapanese.

La tonnara di Bonagia resta l’impianto in assoluto più produttivo del Mediterraneo italiano, e la piccola industria conserviera si è trasformata nella maggiore realtà imprenditoriale della provincia, la “Nino Castiglione srl.”, che impiega stabilmente 180 unità, ha uffici amministrativi e di rappresentanza a Trapani e nel Lazio, esporta tonno in scatola in tutta Italia e tonno fresco in Giappone, possiede una piccola flotta da pesca mediterranea, e fattura oltre 70 miliardi l’anno.

Nella ex tonnara di San Cusumano, ristrutturata conservandone quasi integralmente l’impianto e la struttura originaria, oggi trovano posto le celle frigorifere, gli impianti ad elevatissima capacità produttiva, le linee di confezionamento tra le più moderne d’Europa, l’attrezzatissimo laboratorio interno per il controllo della qualità e gli uffici con la gestione – ordini computerizzata. Qui nasce il TONNO AURIGA, un marchio che per la famiglia Castiglione ha un valore particolare, legato ad antichissime tradizioni di pesca. Il ciclo produttivo della lavorazione comincia con la selezione delle pezzature da destinare al taglio e col conseguente primo controllo di qualità. E’ a questo punto che i tranci di tonno vengono dissanguati e messi in cottura col successivo condizionamento per il rassodamento delle fibre: dopo la pulitura e la scelta qualitativa solo i tranci più consistenti vengono immersi in olio d’oliva di primissima scelta, e diverranno “tonno di qualità garantita Nino Castiglione”. Dopo questa fase si passa all’inscatolamento e alla chiusura delle scatole con processo di applicazione del sottovuoto e di sterilizzazione.

Al termine del giusto periodo di stagionatura, il prodotto finito viene confezionato e trasferito al magazzino di stoccaggio, da dove ogni giorno le confezioni di “Tonno Auriga”, di “Tonno di Tonnara” e di prelibata “Bottarga” (uova di tonno) partono per il lungo viaggio che le porterà sulle tavole di tutto il mondo.

 

Ninni Ravazza

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Una risposta a Una vita per la tonnara

  • alfredo roberti scrive:

    sono un livornese trapiantato a roma per motivi di lavoro(mi occupo di climatizzazione ed energie alternative) ma sono un appassionato di mare, pesca e di cucina. Questo è il periodo dei tonnetti ed al mercato si trovano a prezzi ragionevoli; purtroppo per me in cucina finiscono sempre arrosto nel forno ma avrei piacere, se possibile, conoscere il metodo per una piccola lavorazione casalinga (non sarà concorrenziale) poichè in questi giorni passati in Calabria sullo Ionio a Crotone ne ho assaggiato di tonno conservato presso amici, ma nessuno ha saputo dirmi con precisione la ricetta sicura per una conservazione anche di breve periodo. Un grazie anticipato e complimenti per i prodotti e per l’articolo sul sig. Castiglione. Da oggi i Vs prodotti saranno sicuramente sulla mia tavola. Con stima Alfredo Roberti

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