Gnacchere navigando in mare
Sui fondali dove in genere mi immergo, e nel mare dello Stretto di Messina in particolare, ho avuto la fortuna di incontrare molte volte quei grandi molluschi bivalvi che vanno sotto il nome, generico, di pinne. Si tratta in realtà di due specie: la Pinna nobilis (Linnaeus 1758), detta anche Pinna squamifera, comunemente nota come Gnacchera, Nacchera o Pinna, che è il più grande bivalve presente nel Mar Mediterraneo (visto che può raggiungere ben un metro di lunghezza), e la sua cugina minore, nota come Pinna rudis o Pinna pernula, caratterizzata da dimensioni più contenute e superficie delle valve con costolature longitudinali marcate e scaglie particolarmente sporgenti.
Arriva il MO.S.E. a difesa della laguna di Venezia
A fine maggio si assisterà alla posa delle fondazioni delle barriere mobili del MO.S.E. nella laguna di Venezia. Il MOdulo Sperimentale Elettromeccanico (MO.S.E.) insieme ad altre operazioni, permetterà la difesa della città di Venezia da eventi estremi come alluvioni, il degrado morfologico, per il quale la laguna sta progressivamente cedendo al mare, e l’abbassamento del livello del suolo.
La pesca del tonno a Baratti
In un passo della sua opera sull’Italia, il geografo greco Strabone così descrive la città di Populonia:
“Populonia si erge su un alto promontorio che cade a strapiombo sul mare, formando una penisola (…). La cittadina è completamente abbandonata, fatta eccezione per i templi e rari abitati. Lo scalo marittimo però è più popolato, con un porticciolo ai piedi della montagna e due rimesse per le navi (…). Sotto al promontorio si trova anche un’installazione per l’avvistamento dei tonni” (Geog.5,2,6).
Il Totano volante
Mi ha sempre affascinato scoprire come gli antichi pescatori vivessero le emozioni che quotidianamente mi travolgono quando lascio alle mie spalle la riva per trascorrere le ore più belle della giornata – e della notte – sulla barca, spesso da solo, ad insidiare pesci piccoli e grandi che onorerò sulla tavola, sovente in compagnia degli amici più cari.
Così ho condiviso con i tonnaroti di tutte le epoche le ansie dell’attesa dei grandi tonni fra le reti della camera della morte, immergendomi in un’avventura senza tempo né spazio; mi sono ritrovato nella mitica Atlantide quando i re micenei invitavano alla loro mensa i nobili dell’isola di Thera per gustare le saporite Lampughe, che oggi i nostri marinai chiamano “caponi”; mi sono ritrovato nei panni del pescatore di Teocrito che sperava nella cattura di un pesce tutto d’oro per diventare ricco.
Elogio dell’ imperfezione
Spodestato da una scatola metallica con uno schermo che sembra una televisione sui cui compaiono numeri, linee, simboli.
Mortificato da una serie di circuiti stampati che non hanno mai volto lo sguardo (?) a terra.
Corrotto anch’io dagli inconfutabili vantaggi di avere accanto un kybernetes sempre pronto a condurti dove vuoi tu, silenzioso e obbediente, un capitano senza paura e dalla vista acutissima che penetra la nebbia e l’oscurità. Ma anche senz’anima.
Il mare e la memoria condivisa
IL MARE E LA MEMORIA CONDIVISA
Il bel libro di Girolamo Lo verso “Il mare dentro. Dentro il mare” (Magenes editore) tra le altre cose propone in chiave psicanalitica (l’autore è professore ordinario all’Università di Palermo) la “memoria non condivisa” fra soggetti che (nella fattispecie) in mare hanno vissuto la medesima esperienza. Ciascuno ricorderà lo stesso avvenimento alla luce delle proprie sensazioni, delle emozioni, del maggiore o minore gradimento del “vissuto”. E’ capitato al prof. Lo Verso di sentirsi accreditare di mirabolanti immersioni profondissime – in realtà mai fatte – dagli stessi pescatori che lo accompagnavano a mare; la stessa cosa è accaduta a me con alcuni amici marinai che ricordano “benissimo” quando tanti anni fa uscendo con la loro barca ho effettuato quelle straordinarie catture in apnea mentre mio padre si immergeva con le bombole: mai pescato quelle prede in apnea, e mai mio padre si è immerso con le bombole. Il tempo e la memoria filtrano i ricordi a volte stravolgendoli, sovente deformandoli. Gli stessi avvenimenti riportati da me e da Lo Verso nei nostri libri non sempre coincidono nei dettagli.
Primavera … esplosione di vita
Con la primavera che arriva in punta di piedi si risveglia la nostra passione per il mare.
Si intravedono seppur ancora da lontano le belle giornate , l’inverno è ormai finito ed è tempo di cominciare a lucidare le nostre attrezzature.
Ma cosa succede sott’ acqua in primavera?
Come sulla terraferma anche il mare subisce profondi mutamenti durante l’anno.
Pesca e cambiamenti climatici
Tutti i biologi marini sono consapevoli dello sconvolgimento climatico che sta attraversando il nostro pianeta.
L’atmosfera terrestre si è innalzata di 0,75 °C, dato che può sembrare trascurabile, ma che ha già portato conseguenze sugli ecosistemi.
L’ ambiente marino ha già risentito di questi effetti; si è innalzato il livello del mare, si sono modificate le correnti marine; si è avuto un aumento dell’ acidità degli oceani e molte specie hanno cominciato a popolare habitat dove fino a poco tempo fa non avrebbero potuto vivere.
L’ olimpo dei Rais. In margine agli incontri di Stintino
L’uno alto e grande. Enorme. Un gigante buono. Allegro e loquace. L’altro piccolo, raccolto in se stesso. Silenzioso, quasi timido. Lo sguardo innocente. Gioacchino “Iachino” Cataldo e Agostino Diana, piccoli grandi uomini che hanno condotto le più famose tonnare di Sicilia e Sardegna, Favignana e Saline, che si sono incontrati a Stintino – paese creato a fine ‘800 dai tonnaroti della “Saline” – per ribadire i fasti della pesca del tonno, e per rimpiangere quei giorni splendidi di fine primavera quando a bordo della loro muciara aspettavano di scorgere la “surriata” dei pesci in amore, per vivere la meravigliosa avventura della tonnara. Si deve al Centro Studi sulla Civiltà del Mare e per la Valorizzazione del Golfo e del Parco dell’Asinara, al Comune di Stintino e all’Università di Sassari, con la collaborazione del Banco di Sardegna, se gli ultimi epigoni di un’epoca eroica e affascinante si siano incontrati alla presenza di un folto e colto pubblico, che si è emozionato ascoltando i due rais, uno accanto all’ altro, gli occhi lucidi, ricordare quanto bello fosse il tempo in cui uomini e tonni si sfidavano alla pari, rispettosi gli uni degli altri, prima che il “progresso” inventasse le tonnare volanti e le gabbie d’ingrasso e condannasse all’oblio l’effimero palazzo sommerso di reti e ancore che tanta cultura ha regalato alla civiltà mediterranea.
Tonni uomini e ricordi
E’ un’operazione intelligente e colta, quella della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani che ha riscoperto un vecchio e splendido documentario dello storico Istituto Luce, girato fra il 1924 e il 1931 a Favignana, e ne ha tratto un dvd che oggi costituisce ben più di un documento vintage, assumendo invece il valore di una irripetibile testimonianza etno-antropologica.
Protagonista è la pesca del tonno e la successiva lavorazione; protagonisti sono al contempo i pescatori e la popolazione di Favignana, le donne dell’isola, gli “arzuna” che già a nove, dieci anni faticavano sulle barche e nello stabilimento impiantato dai Florio; protagonisti sono i pesci, il mare e l’isola.
La maledizione della Tonnara
Cola odiava rais Peppe, lo considerava un usurpatore. Dopo la morte del rais Vincenzo il comando della tonnara di Favignana, la più famosa del mondo, toccava a lui, da troppi anni sottorais di uomini che se li sarebbe potuti mettere in tasca del gilet quanto a bravura. E invece i padroni quando Vincenzo si accasciò ucciso dal mal di cuore chiamarono un rais estraneo, uno che veniva da levante. E Cola capì che su quelle reti che conosceva fin da bambino non avrebbe mai comandato.
Una Vita tra i tonni
E’ scomparso Raimondo Sarà. Era la memoria delle tonnare italiane.
Scienziato dotto e appassionato, scrittore di rara sensibilità, ha dedicato gran parte della vita allo studio dei tonni e della loro pesca, dividendo il suo impegno fra i laboratori e le muciare di Favignana, Scopello, Bonagia, Magazzinazzi, Castellammare, Milazzo, Capo Passero, Carloforte, ovunque operasse una tonnara, una delle tante che fino a trent’anni addietro venivano calate lungo le coste italiane.
Epos, Eros e Thanatos. Il mondo immutabile della tonnara
Fra le attività alieutiche praticate nel Mediterraneo, la tonnara intesa quale pesca del tonno (Thunnus thinnus) con impianti fissi di rete (lo stesso termine indica i fabbricati a supporto della pesca) è certamente quella che nei secoli ha registrato minori cambiamenti sia sotto il punto di vista tecnico, sia sotto quello etno-antropologico. Per oltre duemila anni la tonnara è rimasta straordinariamente simile a se stessa, già a partire dalla complessa struttura atta a catturare e trattenere i tonni, come emerge chiaramente scorrendo le descrizioni di poeti e studiosi che si sono dedicati all’argomento, lontani secoli, o millenni, l’uno dall’altro: “Avvi ricetti, ed avvi porte, ed avvi / Profonde gallerie, ed atrii e corti …” (Oppiano), “Arditissimo edifizio piantato in fondo al mare” (Cetti), “Le mura, le colonne e li travi che dentro il mare formano un atrio di reti …” (Villabianca), “Sistema di reti fisse, ancorate al fondale […] diviso in camere separate da porte …” (Ravazza).
La corsa
Per gentile concessione dell’editore Magenes, pubblichiamo il capitolo
“La corsa” del nuovo libro di Ninni Ravazza “Il sale e il sangue.
Storie di uomini e tonni” (Magenes Editoriale, Milano, 2007, pp. 233, euro 16,00)
Il Tonno rosso (Thunnus thynnus, Linneo 1758) è il più grosso teleosteo vivente, potendo raggiungere i tre metri di lunghezza e i 600 chilogrammi di peso. Pesce dalle enormi potenzialità nutritive, tanto da venire appellato “porco di mare” (Aristotele) non solo per la sua presunta predilezione per le fantomatiche ghiande marine, ma soprattutto perché, al pari del maiale, nulla va perduto della sua carne (consumata fresca, salata, e negli ultimi 150 anni anche sott’olio), e nemmeno delle ossa che triturate venivano usate come fertilizzante, mentre l’olio estratto dalla torchiatura era impiegato nell’industria nascente del XIX secolo.
E ‘ morto il rais Mommo Solina .
Lo ricordo seduto a poppa della muciara, cappello in mano, pregare in silenzio il suo Dio per una pesca abbondante e perché nessuno dei suoi uomini corresse rischi, simile all’eroe omerico Achille che in piena battaglia da solo parlava con la sua dea Atena, invisibile a tutti gli altri. Era un personaggio epico Mommo Solina, l’ultimo dei grandi rais, scomparso a quasi novant’anni nella sua casa a ridosso del porto di Bonagia dopo una vita passata a mare e per il mare.
I Florio , l ‘ economista e il “monta e leva”.
L’intervento dello storico dell’economia Rosario Lentini (“Per una storia dello stabilimento Florio”) al recente convegno di Favignana sulle tonnare, ha riproposto un tema già affrontato dal relatore nel suo saggio Favignana nella seconda metà dell’800 pubblicato dall’Università di Sassari (in “La pesca in Italia tra età moderna e contempoanea” a cura di G. Doneddu e A. Fiori): il mito dei Florio che in alcuni casi ha favorito la distorsione della realtà fino ad accreditare alla famosa famiglia di industriali innovazioni e invenzioni di fatto pregresse. In particolare Vincenzo Florio, proprietario della tonnara di Favignana “Regina del mare” (nella foto) , nell’agiografia ufficiale fu indicato quale inventore della tonnara a “monta e leva” (orazione funebre del sacerdote Luigi Di Maggio, Pei solenni funerali del cav. Vincenzo Florio, 1868), sistema che invece era in uso da diversi decenni.






